Un’immensa struttura nel Dodicesimo Settore della Via Lattea, così complessa da rendere necessaria la collaborazione di centinaia di razze in nome di un progetto grandioso di pace e collaborazione tra tutte le specie intelligenti: la Stazione Ospedale descritta da James White (1928 – 1999) nell’omonimo libro (1) ha centinaia di stanze suddivise in innumerevoli corsie, ognuna pensata per accogliere una razza diversa, con caratteristiche fisiologiche peculiari.
La Stazione Ospedale non è solo un luogo di cura, ma un modello di convivenza e diplomazia: persino la Gilda dei Controllori, che porta sulle spalle il peso di essere la polizia politica nella Galassia, è dedita a incentivare i rapporti tra tutte le razze, incoraggiando ogni operatore alla comprensione più che a una generica tolleranza, e quotidianamente incentiva lo sviluppo di autentici rapporti di amicizia.
I medici e gli infermieri della Stazione Ospedale devono destreggiarsi tra raggi trattori, cinture antigravitazionali e griglie per la gravità artificiale, oltre che sottoporsi all’impianto di speciali “nastri” che imprimono nelle loro menti le conoscenze necessarie a trattare una specifica razza. Questi ultimi potrebbero sembrare uno strumento miracoloso per la diagnosi e cura dei pazienti, dato il contesto, ma il loro utilizzo ha lo spiacevolissimo effetto collaterale di modificare lentamente la personalità di chi assorbe il “nastro” e portarlo a dimenticare la propria fisiologia di base, per esempio cedendo all’irrefrenabile desiderio di cuocersi sotto le lampade UV.
Il libro di White incarna tutta la bellezza della fantascienza dei misteri dello spazio profondo, delle grandi astronavi generazionali, impreziosita dalle spettacolari descrizioni di forme di vita aliena. È proprio la classificazione delle razze aliene la meraviglia dell’opera di White: la Confederazione Galattica riunisce tre specie principali (gli elefantiaci tralthani e i loro simbionti, gli umani e gli illensani, che respirano cloro gelido), ma ha stabilito un sistema alfabetico di quattro lettere per identificare ogni specie. (3) In questo sistema, la prima lettera indica il metabolismo generico, la seconda il numero e la disposizione degli arti, e “le ultime due lettere [forniscono] dati sul tipo di pianeta e l’ambiente di origine, il che [dà] anche indicazioni sulla massa corporea e sul genere di rivestimento epiteliale del soggetto. […] [Ci sono anche] creature più inconsuete, i mangiatori di radiazioni, gli essere cristallini o semi-organici, le entità capaci di mutare a piacimento la loro forma fisica, e le creature che [possiedono] poteri extrasensoriali di vario genere”, quali per esempio telepatia o telecinesi (2).
Da questa straordinaria varietà biologica ne consegue la necessità di affrontare, per ogni paziente, background culturali e comportamentali diversissimi, il tutto in microambienti che riproducono le caratteristiche del relativo pianeta di origine.
Per questo motivo nella Stazione Ospedale è premiato il pensiero laterale, almeno finché quest’ultimo è finalizzato alla tutela dei pazienti: ed è proprio una creatività fuori dal comune che permette al protagonista, il dottor Conway, di affrontare (e vincere) le sfide di quella che è una vera e propria società multiculturale, basata sul pensiero scientifico, la tolleranza e la collaborazione. È evidente per quale motivo la serie “Sector General” sia considerata la prima space opera pacifista e non è un caso che sia stata scritta da un autore irlandese: infatti, se nella fantascienza americana, intesa come statunitense, “c’è sempre alla base un’immaginazione scientifica con grandi macchine, grandi astronavi, grandi armi, grandi scienze, dato che essa deriva dalla tradizione di Hugo Gernsback, E. E. Smith e John Campbell, quella inglese deriva da Wells che non ha mai avuto la passione per la macchina o la scienza in quanto tali, ma solo come espediente per mostrare l’umanità che se ne servirà” (4). E James White, che avrebbe voluto diventare medico, aveva ben chiaro in quale umanità sperare.
Se vi è piaciuta “Stazione Ospedale”, vi consigliamo anche…
- …“I visitatori occulti” (“The Secret Visitors”, conosciuto anche come “Tourist Planet”), di James White (1957), in cui gli esponenti di una razza extraterrestre vivono tra noi per studiare la Terra;
- …“La casa dalle finestre nere” (“Way Station”, 1963), capolavoro di Clifford D. Simak (1904 – 1988), conosciuto anche come “Qui si raccolgono le stelle” (“Here Gathers the Stars”). Il libro racconta la vita di Enoch Wallace, custode di una stazione di transito per viaggiatori interstellari;
- …“Medicorriere” (“The Bladerunner”), romanzo del 1974 di Alan E. Nourse (1928 – 1992) nel quale una rete di medici opera clandestinamente in un mondo distopico dove vige l’obbligo di sterilizzazione per chiunque abbia bisogno di cure mediche.
Note
1 “Stazione Ospedale” (“Hospital Station”, 1962) è in realtà una raccolta di 5 racconti pubblicati fra il 1957 e il 1960 sulla storica rivista di fantascienza “New Worlds“. Da qui la serie di libri “Sector General”, prevalentemente romanzi episodici, che White svilupperà tra il 1962 e il 1999.
2 Da “Stazione ospedale”, 2001, trad. di Gianluigi Zuddas, introduzione di Riccardo Valla, Collezione COSMO Classici della fantascienza: Serie Oro n.191, collana diretta da Gianfranco Viviani, Casa Editrice Nord. Il libro è stato ripubblicato a marzo 2025 da Mondadori (Urania Collezione n. 266). L’edizione del 1979, uscita per Bompiani (Tascabili Bompiani, n. 151), vede invece la traduzione di Lella Pollini.
3 Classificazione adattata da un sistema analogo utilizzato da E. E. Smith (1890 – 1965) nel ciclo dei Lensman.
4 Dall’introduzione di Riccardo Valla al volume qui citato.
